Archivi del mese: aprile 2011

Blackbird, se il teatro indaga nella mente (spoiler)

Non mi era mai capitato di avere a che fare con un testo così pulito su un tema così doloroso. Non c’è niente di più doloroso della violenza sui bambini, che mette in luce tutta la loro fragilità, impotenza, dipendenza. Pochi altri temi fanno sentire così forte non solo il dolore ma anche il senso dell’ingiustizia. Per questo è difficile parlarne.

“Blackbird” è un testo di cui avevo sentito parlare, ma non l’avevo letto né visto in scena. E’ perfetto. Obiettivo, ricco, pieno di sfaccettature, con una perfetta scenografia coinvolgente. Ti senti parte della storia raccontata dai due personaggi in scena dall’inizio alla fine. Perchè il racconto è reale, sincero, vero, privo di ipocrisie. Lei, una giovane donna, affronta l’uomo che quando era dodicenne (15 anni prima) aveva abusato di lei, per tre mesi. Poi lui era stato processato e condannato a sei anni di carcere. Nell’incontro dei due c’è tutto. Non ci sono la vittima e il carnefice, per lo meno non solo. C’è tutto il percorso dei due, a ritroso. Ci sono due vite, senza giudizio. Pur sempre due vite.

E il racconto viene fatto emotivamente a ritroso, dal distacco e dalla condanna dell’oggi, dalla rabbia e dall’odio elaborato, frutto degli anni e dei lavori dei terapeuti, si passa al racconto di ciò fu subito “dopo” e si arriva senza soluzione di continuità ma con una grandissima sofferenza a parlare di “amore”, per entrambi, fin quasi a ritrovarlo, quell'”amore”. Che in realtà era malattia, ma tanto bene è raccontato che quasi non lo sembra… Quasi, però. Perché per esempio la bambina che era, donna di oggi, da lì non si è più staccata realmente, una vita non riesce a ricostruirsela e l’abbandono di allora ancora ferisce. Perché l’uomo, in fondo, l’orrore compiuto non lo ha mai capito e oggi pensa alla sua vita ricostruita, ai suoi diritti, a ciò che “dopo” è riuscito a ricreare.

A far tornare “l’amore” (tra virgolette) nei ranghi della malattia ci pensa il breve ingresso in scena di una bambina, che gioca ride salta e scherza come una bambina fa. E come un’altra bambina non ha potuto più fare. Mai più.

Basta vederla, una bambina, per avere ben presente, come un pugno nello stomaco che poi non passa, di cosa stiamo parlando.

p.s. Blackbird di David Harrower è al Piccolo Teatro Studio di Milano, con Massimo Popolizio e Anna Della Rosa. La regia, perfetta, è di Lluís Pasqual.

Annunci

Tutto cambia, se si cambia

Ormai siamo quasi a un anno e mezzo.

Un anno e mezzo di part time, contro 10 anni di full time (very very full).

Stamattina ci pensavo. E pensavo che indietro io non ci posso tornare. Non più. Troppo è cambiato in questo anno e mezzo. Non tanto nella riconquista del tempo vuoto (che per me, iperattiva e ipercinetica va sempre curato, cercato e coltivato). Ma perché la mia vita è tutta un’altra, oggi. Che se ci penso che è passato solo un anno e mezzo mi sembrano dieci, che se ci penso proprio non mi pare vero.

Che sto studiando all’università, come pensavo che non avrei mai potuto fare, che sto finendo il master in counselling, che ho anche iniziato a fare quello che veramente ho capito che mi piace fare… e ho deciso che vita voglio avere, ho capito che posso rischiare, per cercare la mia strada.Me lo ripeto, perché mica era scontato: oggi io so cosa mi piace e ho anche la possibilità di farlo. Me la sto dando, questa possibilità. Me la merito. Come tutti!!!

E questo, perché ho scelto di darmi tempo, di lavorare meno, di guadagnare meno, di fare altro, di capire cosa voglio e cosa è meglio per me, di essere una cosa strana nel mio ambiente di lavoro. Di lottare, anche, a volte.

Insomma, io il very very full proprio non lo rifarei. Mi fa paura, chiude la mente, mi trascina giù, sbarra le porte. Io ora le ho aperte e non le chiudo più 🙂

p.s. …e come dice il mio illuminato collega quando arriva lo stipendio: “Vedi, col tuo part time tu puoi deprimerti solo il giorno in cui ci pagano, perché guadagni poco. Io, però, mi deprimo tutti gli altri 30 giorni del mese, a star chiuso qua”. E’ il mio mito!!!!!