Storie di donne che lavorano

E lavorano ad alti livelli, ma si scontrano con un Paese retrogrado e antico quando diventano mamme. In  questo periodo mi sto occupando molto di conciliazione e davvero ascoltare le storie di donne super qualificate, con una carriera fulminante alle spalle, che si ritrovano messe da parte, o costrette a scegliere nel momento in cui diventano mamme è davvero desolante.

Qui ce ne sono alcune:

http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/donne-manager-in-italiatra-ostacoli-e-identit/3870533

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Telelavoro, mon amour

Non sto scrivendo molto in questo periodo, sto trascurando questo mio spazio… Ma un motivo c’è, è tempo di progetti, è tempo di bilanci e appena il caos si calmerà tornerò regolare…

Ma non potevo esimermi dal postare questo articolo trovato su Repubblica: http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/irresistibile-voglia-di-telelavoro-pronti-a-tagliarci-lo-stipendio/3871887

“La gran parte degli impiegati non ritiene sia necessario essere presenti in ufficio per essere più produttivi. Pur di avere più autonomia, quasi sette su dieci disposti ad accettare un’offerta di impiego con una paga inferiore del 10 per cento. E tra quelli che hanno accesso alle reti aziendali circa la metà ammette di lavorare tra due o tre ore in più. Gli italiani i più tradizionalisti”.

Ecco, quando lo capiremo anche noi?

Management stress?

Nel 2020 una delle maggiori cause da assenza dal lavoro sarà lo stress. Lo sostiene uno studio presentato ad una conferenza sulla salute, la sicurezza ambientale e il lavoro, organizzata dall’associazione italiana degli igienisti industriali, Inail e Ispesl. Non male come prospettiva, no? Forse qualche direttore del personale dovrebbe farci un pensierino.

Ma mi preoccupa ancora di più quel che sostiene Giovanni Battista Bartolucci, professore ordinario di Medicina del Lavoro all’università di Padova, intervenuto alla conferenza: le cause, dice, sono “dovute soprattutto al tipo di attività, ai conflitti con colleghi e superiori, al carico lavorativo e a cause multifattoriali legata al vissuto della persona”. Tuttavia, spiega ancora Bartolucci, “il problema principale è legato all’organizzazione del lavoro, alla capacità del management aziendale di garantire le condizioni ottimali per tutti i lavoratori e di favorire la reale collaborazione”.

Ecco, questo secondo me è un punto centrale: carichi di lavoro, conflitti tra colleghi, disorganizzazione. Siamo proprio certi che il management con cui ci troviamo – mediamente – ad avere a che fare sia all’altezza? O non è forse che non abbiamo una classe manageriale adeguatamente preparata? Che a “garantire le condizioni ottimali per tutti i lavoratori” non ci pensa proprio e “favorire la reale collaborazione” non sa cosa vuol dire?

Rosa sciocco

E’ da qualche giorno che volevo commentare l’iniziativa delle nostre ferrovie “a favore delle donne”. Tutto cio’ che riguarda i nostri treni mi vede molto coinvolta, visto quanto tempo passo sulla tratta Roma-Milano ormai da 10 anni (non ho mai avuto il coraggio di fare un calcolo, ma credo che ci avrei comprato casa con i soldi spesi per i viaggi su e giù per l’Italia). Ma questa no: stanno pubblicizzando una promozione che si chiama Frecciarosa: “viaggiano gratis tutte le donne in un gruppo familaire da 3 a 5 persone (con almeno un bambino), a bordo dei treni della lunga e media percorrenza”. Ovvero, il 20% delle donne che viaggia, ovviamente. La gran parte, infatti, viaggia da sola (molto spesso per studio o per lavoro). Ma non basta: “tutti i sabato del mese di ottobre le donne accompagnate da un pagante viaggiano gratis”. Insomma, se viaggi da sola non interessi a nessuno! Ma se dovevano fare una promozione per le donne, non potevano farla un po’ meglio????????? E la chiamano pure “offerta shocking”. Mah.

La scoperta del maialino

Ho  scoperto che non sono la sola a raccogliere le monete abbandonate. A casa a Milano, e a volte anche a Roma, le trovo sul divano e sotto il divano, sul tavolo della cucina, sul mobile all’ingresso, sotto il tappeto, per terra in bagno, sotto il letto… E io, come Pollicino, raccolgo e colleziono  e faccio fiorire il bilancio domestico! Quando vado a fare la spesa con tutti quegli spiccioli i negozianti mi adorano e le persone in coda per pagare mi vorrebbero ammazzare, ma tant’è, a me da’ tanta soddisfazione!!

Le monete, comunque, non crescono sugli alberi. Pare, si dice, ma non ci sono certezze anche se le amiche cofermano, che gli uomini non considerino le monete valuta degna e quindi le perdano in continuazione senza accorgersene, svuotino le tasche perché il peso da’ fastidio, lascino incustoditi mucchietti di prezioso metallo di qua e di là… “Poi arriva mia moglie con la mano a paletta e spariscono!”, mi ha detto oggi un amico che mi ha fatto molto ridere.

Ma io non solo apprezzo la “mano a paletta”. Sono andata oltre. Ho scoperto le meraviglie del maialino salvadanaio, dove i mucchietti di monete vengono spesso diligentemente riversati. Cioè: ho scoperto la meraviglia del fatto che quello che il maialino salvadanaio che abbiamo a casa a Milano non si deve per forza rompere per prendere le monete… 🙂

Vivere senza denaro?

Non so se si può, ma certo molto si può fare. Nel mio piccolo, in questo periodo di part time ho capito che posso tagliare di molto alcune spese senza soffrire nessun tipo di frustrazione. Certo, questo articolo di Repubblica di oggi mi apre ancora nuovi scenari, tutti da esplorare! 🙂

http://bit.ly/bHEW80

Chi è che decide?

Avere a che fare con un’azienda può essere un’esperienza estraniante.

L’azienda è un’entità astratta, quindi devi decidere come prenderla. La definizione di Wikipedia, tratta dall’economia aziendale, è: “un’organizzazione di uomini e mezzi finalizzata alla soddisfazione di bisogni umani attraverso la produzione, la distribuzione o il consumo di beni economici”.  Quindi, pensi, si tratta di un’entità fatta di uomini, oltre che di mezzi. Allora è agli uomini che fai riferimento e pensi che quella sia la tua controparte. Di fatto a prendere delle decisioni, a dare delle direttive, sono gli uomini, non l’astratta azienda, che senza uomini non esiste. Allora, pensi, il benessere degli uomini che fanno parte dell’azienda è parte di questa organizzazione. Ovviamente, un benessere che deve coincidere o comunque non ostacolare il buon funzionamento della stessa organizzazione. Parliamo di relazioni umane, dunque, che seguono le regole delle relazioni umane.

Questo in teoria. Poi, in pratica, ti trovi davanti a risposte che non capisci e che nessuno ti spiega, a porte chiuse che non ti aspettavi, a logiche che non seguono nè il benessere nè l’utilità collettiva ma, spesso, il potere o il prestigio di singoli. E tu, in quel meccanismo, sei poco più di un numero. Le tue esigenze o problemi, un fastidio. Per l’azienda, ovvio. Perché tra i singoli non ce n’è uno che si prenda la responsabilità delle scelte fatte. Gli uomini non ci sono più. Cè solo L’AZIENDA.