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La missione impossibile delle donne

Stamattina, dopo il caffè, leggo il giornale online.

Ecco qua, come dire: ce la possiamo fare? No. Che tristezza!

La missione impossibile delle donne “Vera parità nel lavoro solo nel 2601” – Repubblica.it.

Se il problema è essere donna

Un ministro pone un tema politico all’interno del Governo e non si riconosce nel partito di appartenenza. Che succede?

Il presidente del Consiglio, interpellato, risponde: “Non sono pentito di avere puntato su donne al Governo”. Ecco. Il problema, quindi, riguarda il fatto che il ministro in questione è donna. Non il merito delle questioni proposte. “C’è chi critica – va ancora avanti – il fatto che si siano attribuite a delle donne tali possibilità e responsabilità” (giuro, lo ha detto! Donne ministro? Pazzesco!), ma lui no, grande difensore delle donne in politica, queste critiche non le accetta. Sapete perché? “Perché le donne ci credono fino in fondo. Non c’è professionalità politica (…), ma tanta dedizione al lavoro, passione, sensibilità ma poi serve anche il compromesso politico”. Poi, sai che c’è, “le donne portano nella politica quella attitudine che è loro propria, l’istinto di andare dritto alla soluzione, senza marchingegni di ragionamento”.

Certo. Istinto, non ragione. Tipico delle donne. E degli animali.

 

Storie di donne che lavorano

E lavorano ad alti livelli, ma si scontrano con un Paese retrogrado e antico quando diventano mamme. In  questo periodo mi sto occupando molto di conciliazione e davvero ascoltare le storie di donne super qualificate, con una carriera fulminante alle spalle, che si ritrovano messe da parte, o costrette a scegliere nel momento in cui diventano mamme è davvero desolante.

Qui ce ne sono alcune:

http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/donne-manager-in-italiatra-ostacoli-e-identit/3870533

Rosa sciocco

E’ da qualche giorno che volevo commentare l’iniziativa delle nostre ferrovie “a favore delle donne”. Tutto cio’ che riguarda i nostri treni mi vede molto coinvolta, visto quanto tempo passo sulla tratta Roma-Milano ormai da 10 anni (non ho mai avuto il coraggio di fare un calcolo, ma credo che ci avrei comprato casa con i soldi spesi per i viaggi su e giù per l’Italia). Ma questa no: stanno pubblicizzando una promozione che si chiama Frecciarosa: “viaggiano gratis tutte le donne in un gruppo familaire da 3 a 5 persone (con almeno un bambino), a bordo dei treni della lunga e media percorrenza”. Ovvero, il 20% delle donne che viaggia, ovviamente. La gran parte, infatti, viaggia da sola (molto spesso per studio o per lavoro). Ma non basta: “tutti i sabato del mese di ottobre le donne accompagnate da un pagante viaggiano gratis”. Insomma, se viaggi da sola non interessi a nessuno! Ma se dovevano fare una promozione per le donne, non potevano farla un po’ meglio????????? E la chiamano pure “offerta shocking”. Mah.

Mamma sì, mamma no, mamma quando?

Edizione straordinaria di “Chi”, commenti e reazioni su tutti i quotidiani, figuriamoci sui settimanali di gossip. La gravidanza della Nannini (54 anni dichiarati, pare 56 effettivi) fa decisamente notizia.

Ha colpito anche me, perché questa ondata di neomamme over50 fa pensare, quantomeno indica una tendenza. Chiariamoci: per me ognuno (donna o uomo che sia) ha il sacrosanto diritto di decidere se, come e quando diventare genitore e queste sono scelte fondamentalmente private, che nel privato vanno fatte. Quindi, e vale sempre per me, non c’è regola prefissata, non ci sono paletti rigidi da mettere (neanche di età) né tantomento giudizi da dare. Detto questo, il tema è caldo. Fino a qualche anno fa, fare figli oltre i 40 anni provocava reazioni simili, oggi è assolutamente normale, visto come vanno le cose nella nostra società. Io, che di anni ne ho 35 e di figli al momento non ne ho, potrei spiegare con dovizia di particolari come mai non ho ancora scelto di averne. Fatto sta che oggi la soglia dei 40 soglia non è più, le neomamme over40 sono la norma e, se di soglia si vuole parlare, al limite siamo a quella dei 50.

L’unica cosa di cui sono certa è che, visto che se ne parla, forse si dovrebbe parlare anche di ciò che comporta per una donna una gravidanza a quell’età e quali sono i rischi per il bambino. Voglio dire: ovviamente finché non c’è menopausa si possono avere figli. In realtà, con forti cure ormonali si può anche “tornare indietro” dalla menopausa e arrivare a una gravidanza, la tecnologia aiuta. Ma tutto questo ha un costo, non solo economico. In molti casi è necessario riccorrere a cure e interventi faticosi e invasivi per riuscire ad avere una gravidanza in tarda età.. .Bisogna sceglierlo, volerlo molto, sapere a cosa si va incontro, considerare anche gli aspetti più difficili. E parlare un po’ di piu’ anche di questo lato della vicenda, raccontarlo, forse potrebbe aiutare a sceglierlo, mi dico, senza nulla togliere alle meraviglie della maternità a qualsiasi età. Mi pare che circoli un po’ di ipocrisia in merito, si tenda a indorare la pillola, a raccontare solo il bello. C’è anche il brutto, va detto, e non inficia afftto il bello. Se proprio si vuole raccontare e se ne vuole parlare, dunque, perché non raccontare tutti gli aspetti della vicenda?

Aborti in calo in Italia, ma la metà è tra le lavoratrici

Notizia di ieri: diminuisce il numero degli aborti in Italia, -3,6% nel 2009 rispetto al 2008. Ma le donne che scelgono di farlo sono, in quasi la meta’ dei casi, lavoratrici. Nella relazione sulla legge 194 che ogni anno il ministero della Salute presenta al Parlamento si legge che  quasi la meta’ delle interruzioni volontarie di gravidanza riguarda donne con un lavoro: il 48,6% fra le italiane, il 46,7% fra le straniere. Solo l’11,9% degli aborti fra italiane e il 22% fra straniere e’ di donne disoccupate o in cerca di prima occupazione. Ora, lasciamo da parte posizioni pro o contro, commenti e valutazioni sul merito. Parlo dei dati che, anche senza una laurea in statistica, quanto meno colpiscono. Senza voler arrivare a interpretazioni superficiali che rischiano di essere approssimative (servirebbe per esempio un confronto con le fasce di reddito per capire qualcosa di più dal punto di vista sociale) a me ha colpito il fatto che siano le donne lavoratrici ad avere maggiori problemi nell’ipotesi della nascita di un figlio. E’ normale che chi ha un lavoro ponga il problema più di chi non ce l’ha? Funziona così nel resto del mondo? Come mai non solo le condizioni economiche ad emergere come uno dei fattori determinanti? Cosa c’è dietro?

Mi aspettavo fiumi d’inchiostro e commenti oggi sui giornali: interviste, interventi di sociologi ed esperti che spiegano il perché e il percome, testimonianze di donne.

Sui giornali, solo delle brevi. E al massimo i soliti insulsi commenti pro-contro aborto. Sono perplessa.

Donne e lavoro: il sottile confine che separa dalla discriminazione

Posto qui questa testimonianza, dal sito Donne pensanti (da vedere), perché mi sembra emblematica.

Perché siamo in una società in cui le aziende funzionano ancora in questo modo.

http://www.donnepensanti.net/2010/06/donne-e-lavoro-il-sottile-confine-che-separa-dalla-discriminazione/