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Pensieri e parole

Non ho scritto per molto tempo, solo saltuariamente.

Un po’ perché per me è tempo di bilanci, di cambiamenti, di progetti.  Di pensieri, più che di parole. L’esperienza di quest’anno di part time si sta per concludere, il mio contratto prevede che il part time si possa chiedere per un anno e, di anno in anno, sia eventualmente rinnovabile.

Questi ultimi mesi dell’anno sono pieni di riflessioni. Ho riletto anche i primi post di questo blog, per ricordarmi com’era, all’inizio. Mi sembra una vita fa anche perché la verità è che la mia vita, ora, è con un lavoro part time e mille cose di me. Il tempo che ho deciso di concedermi, lavorando di meno, mi è servito come poche altre cose. A gestire situazioni, a capire cosa voglio, a scegliere una strada, a prendermi cura di me e dei miei bisogni. Anche a scegliere di voler vivere con mio mari e, per questo, andare a Milano, tornare a Milano. In un modo nuovo, per una vita ancora nuova.

In questi ultimi due mesi non ho scritto, e mi è mancato. Perché anche questo è uno spazio per me, un altro dei regali del part time. Che, comunque, avrò anche il prossimo anno.

Festival della Luce di Milano: "Butterfly" di Chiara Lampugnani (via Paolo Sarpi, via Canonica) da http://www.corriere.it

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Il treno, la mia (terza) casa

“Scusate, faccio come fossi a casa mia!”, ho detto un po’ imbarazzata l’altro giorno ai miei divertiti e incuriositi vicini in treno.

In treno, tratta Roma-Milano, dopo una giornata pesantina in redazione dovevo raggiungere Luca ad una cena di lavoro. Quindi a un quarto d’ora da Milano centrale sfodero dallo zainetto le scarpe col tacco e ficco dentro (un po’  a fatica) i sempiterni anfibi (il signore vicino a me alza il sopracciglio sinistro e sorride); tolgo il maglione e metto l’intramontabile giacca elegante nera (la ragazza di fronte a me da’ una gmoitata al fidanzato, io sorrido); sciarpa di seta a posto di quella di lana. Poi è la volte della mitica trousse da viaggio con tutto (ma tutto) il necessario per il maquillage da sera (mentre mi metto il rossetto rosso il signore mi fa: “Sta bene così, ma andava bene anche prima, eh!!”);  una bella spazzolata ai capelli, spruzzatina di profumo per dare un tocco di classe e via!

Una grande soddisfazione comunque, anche perché in genere quando parto con Luca sono super invisiosa: lui usa uno zainetto tipo quello che uso io per Milano-Roma o per il weekend di trekking anche per un viaggio di  tre settimane! C’è da dire però che è un uomo e io sono pur sempre una donna!!! In fondo, proprio nello scompartimento accanto al mio, c’era una quindicenne stile Paris Hilton che per una gita di cinque giorni a Roma aveva portato con sé la valigia più grande che io avessi mai visto, una specie di enorme baule rosa che non si riusciva a collocare da nessuna parte e suscitava grande ilarità al suo passaggio… Diciamo che in certe cose con l’età non si può che migliorare 😉

Un regalo tutto per me

Nonostante l’orrido esame sia alle porte; nonostante la nostalgia preventiva per il marito (che mi ha accompagnato tutta la settimana e mi accompagnerà finché non ci vediamo giovedì prossimo); nonostante la mia proverbiale e immortale pigrizia, questo week end mi sono fatta un regalo per il corpo, la mente e il cuore. Tutto per me. Che c’entra col rallentare, col prendermi cura di me, col cercare tempi e modi nuovi.

E quindi sono tutta contenta perché mi regalo:  un piccolo viaggio in macchina da sola, senza fretta e con tante soste, lunghe camminate nella natura, due giorni di mini-fuga con la mia amica lontana ma vicina al cuore, meditazione all’alba e yoga al tramonto.

Poi avrò le vesciche, perché le scarpe da trekking non le metto da due anni, mi faranno male le gambe dopo mezz’ora, perché sono meno attiva di un bradipo, avrò fame quando non si può mangiare e sete tutto il tempo, perché sono noiosetta. Ma so che mi divertirò anche un sacco!!!

E quando mi faccio un regalo tutto per me, come questo, mi sento proprio felice 🙂

Tempo sospeso

Grande esperimento contro il multitasking: sono andata in biblioteca a studiare!

“Sei pazza! Sai che palle!!” ha detto l’iperattivo uomo che ho sposato. Io ero un po’ spaventata: tutto un pomeriggio io e i libri, i libri ed io, come hai vecchi tempi? Ce la farò? Senza: computer, cellulare, mail, gatti, altri libri, la merendina e via dicendo?

Coraggiosa e impavida sono andata, io, i libri dell’università (e un libro altro, tipo copertina di Linus: mi serviva per un eventuale impellente necessità di diversificazione): abbiamo salito lo scalone della biblioteca ed eccoci.

Meraviglia delle meraviglie: cartelli che vietano l’uso dei cellulari ovunque (anche in bagno), silenzio, passi silenziosi, odore di libri, calma. Sì certo, molti studiavano col computer davanti, prendendo appunti probabilmente o scrivendo tesi. Ma tant’è: sembrava di stare in un altro tempo, in cui le cose avevano ricominciato a prendere il loro lento naturale passo, senza fretta, senza ansia. L’unico obiettivo: arrivare a pagina x prima della pausa caffè. Tutto il resto rimane fuori. Un sogno.

P.S. Però lo devo dire: non sono riuscita a spegnere il cellulare, l’ho tenuto lì, silenzioso e ancora non totalmente innocuo. Ma ce la farò, piano piano ce la farò.

In carriera?

Mi è venuta in mente l’altrogiorno una donna che ho ascoltato ad un convegno poco tempo fa e che mi ha fatto molto riflettere. Avra’ una cinquantina d’anni, bella, grintosa, impeccabile ed elegante. Super avvocato ad alti livelli nel societario, siede nei board di diverse aziende, lavora in ambienti in cui spesso e volentieri è l’unica donna.

Raccontava dei suoi successi, del fatto che vive vorticosamente tra due città per seguire famiglia e lavoro, che lavora per la maggior parte della giornata, che ha due figlie adolescenti con cui ha una relazione molto stretta e un marito  a cui cuce i bottoni delle camice “perché lui di cose di casa proprio non ne capisce nulla”. Ecco, mentre l’ascoltavo ammirata mi sono resa conto che c’era qualcosa che stonava.

Erano i bottoni da cucire, ovviamente. Lo so, sembro una vetero-femminista. Ma è che lo sono. A modo mio però. Mi dispiace, ma io proprio non ce la faccio ad accettare che una donna per essere considerata “realizzata” o anche per sentirsi “realizzata” debba essere contemporaneamente: madre perfetta, moglie impeccabile, donna di casa, amante strepitosa e sempre disponibile, manager inflessibile e magari pure cuoca provetta. E tutto questo a che prezzo?

E quello neanche si cuce un bottone.

Il miracolo della sintesi degli opposti

Ecco, così definirei il part time oggi. Un miracolo. Così lo descrivo in questi giorni a chi mi chiede: come va la nuova vita? Dopo 10 anni (e dico 10, 10 ANNI, che mi sembrano una vita a dirli così’ anche perché io sono giovanissima… giovane… insomma, una splendida giovane donna) di iper lavoro stressante, tempi strettissimi, giornate programmate al minuto, responsabilità in crescita, posto di lavoro sicuro e invidiato, soprattutto in questi magri tempi di crisi, ho deciso di concedermi un cambio di marcia.

Alla ricerca del tempo rincorso per anni, quando anche trovare mezz’ora per fare la ceretta mi sembrava un impegno insormontabile, e delle passioni messe da parte. E poi c’è anche l’amore, che è arrivato inaspettato a scombinare un bel po’ di cose.

Così il part time dovrà sintetizzare i miei opposti: Roma, dove vivo metà del tempo, e Milano, dove vivrò l’altra metà (il marito fa il percorso inverso, per la gioia di Trenitalia). Il lavoro di giornalista, quello consolidato (e ora part time), e la passione per la psicologia, a cui giro intorno da anni. I pesci della casa di Milano (rossi) e i gatti della casa di Roma (uno bianco e una nera, opposti). E via dicendo.

Il primo impatto è così: anche solo l’idea di dover tornare a lavorare a tempo pieno tra un anno (come da contratto) mi distrugge!!!!

La gatta nera

Il gatto bianco